La definizione dei principali saldi di finanza pubblica
di Mauro Orefice
I saldi del Bilancio dello Stato
Ai sensi della legge 468 del 1978, responsabile della predisposizione del Bilancio dello Stato (BS) è il Ministero dell’economia e delle finanze e in particolare il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato. La Ragioneria ha il compito, da un lato, di garantire la correttezza della determinazione dei saldi del BS quando esso viene presentato al Parlamento per l’approvazione (previsione iniziale, assestamento e consuntivo) e, dall’altro, di monitorarne l’evoluzione nel corso della gestione.
In base all’articolo 6 della legge 468 i saldi (o risultati differenziali) che sintetizzano le informazioni contenute nel BS sono quattro (Si veda la figura - I saldi del Bilancio dello Stato ):
1. Il risparmio pubblico – è il saldo della parte corrente del conto economico, dato dalla differenza tra le entrate correnti (tributarie ed extratributarie a prescindere dalla loro straordinarietà o meno) e le spese correnti;
2. L'indebitamento (o accreditamento) netto – è il saldo del conto economico, dato dalla differenza tra le entrate finali e le spese finali al netto delle operazioni finanziarie attive (categoria 15 delle entrate e categoria 31 delle spese);
3. Il saldo netto da finanziare – è il saldo congiunto del conto economico e della parte “attività” (partite finanziarie) del conto finanziario, dato dalla differenza tra le entrate finali (i primi tre titoli delle entrate) e le spese finali (i primi due titoli delle spese); in sostanza corrisponde alla somma di indebitamento netto e saldo delle “partite finanziarie”;
4. d) Il ricorso al mercato – è il saldo congiunto del conto economico, delle partite finanziarie e delle uscite per passività finanziarie (rimborso prestiti), dato dalla differenza tra tutte le entrate escluse quelle del titolo quarto (accensione prestiti) e tutte le spese (compreso il rimborso di prestiti). Corrisponde alla somma del saldo netto da finanziare e del rimborso di prestiti.
I quattro saldi sono espressi sia in termini di competenza giuridica (accertamenti/impegni) sia di cassa (incassi/pagamenti).
Si ricorda che la categoria 15 del titolo III dell’entrata e la categoria 31 del Titolo II della spesa non includono le variazioni dei conti attivi del Tesoro presso la Banca d’Italia e che il Titolo IV dell’entrata e il Titolo III della spesa non includono emissioni e rimborsi dei Buoni Ordinari del Tesoro. Pertanto, non è possibile definire saldi “sotto la linea” corrispondenti a quelli “sopra la linea” descritti in Si veda - Le partizioni dei conti nel Bilancio dello Stato.
I saldi del BS sono esposti nel quadro generale riassuntivo della legge di bilancio. Nei principali documenti programmatici, essi sono esposti escludendo dalla parte attiva del conto finanziario le entrate da dismissioni mobiliari (le cosiddette “privatizzazioni”); inoltre, sono considerati al netto di alcune delle cosiddette regolazioni contabili e debitorie ; tali regolazioni corrispondono a stanziamenti o a quote di stanziamenti iscritti su capitoli di bilancio in termini di competenza e di cassa ( Si veda - Le regolazioni contabili e debitorie escluse dai saldi del BS nei principali documenti programmatici ).
Tra i risultati differenziali del BS assume rilievo particolare, nella definizione della politica di bilancio, il saldo netto da finanziare (SNF). Annualmente il Governo predispone il Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) che indica le previsioni degli andamenti tendenziali di finanza pubblica, i corrispondenti obiettivi e, quindi, le correzioni necessarie. Tale documento deve fare riferimento all’indebitamento netto della PA (cfr. infra), al fabbisogno del SS e del SP (cfr. infra) e al SNF programmatico del BS. Le indicazioni relative ai vari saldi devono ovviamente essere coerenti tra loro. Il DPEF è sottoposto al Parlamento per l’approvazione di una apposita risoluzione, i cui contenuti sono vincolanti per il Governo.
Entro il mese di settembre, il Governo predispone il disegno di legge finanziaria. Questo, in base all’art. 11 della legge 468 del 1978, deve riportare all’articolo 1 un valore del SNF non superiore a quello programmatico (indicato nella risoluzione di approvazione del DPEF o della sua Nota di aggiornamento). Contestualmente vengono predisposti anche gli eventuali provvedimenti collegati. La legge finanziaria e i provvedimenti collegati individuano gli interventi necessari a garantire il conseguimento dell’obiettivo fissato per il SNF (e per gli altri saldi di finanza pubblica).
Approvato il livello massimo del SNF, eventuali emendamenti delle misure previste nel disegno di legge finanziaria che ne modifichino in senso peggiorativo gli effetti finanziari sono ammissibili solo se indicano misure compensative (copertura), in modo da lasciare inalterato l’effetto complessivo sul SNF, sul fabbisogno del SP e sull’indebitamento netto della PA (requisiti stabiliti per prassi nell’ambito dei criteri di ammissibilità degli emendamenti dai Presidenti delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, in coerenza con le indicazioni date con le Direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2004 e del 6 giugno 2006).
Il SNF, come l’intero documento di cui è sintesi (il BS) risponde essenzialmente a finalità gestionali dello Stato. In linea di principio, esso dovrebbe costituire il vincolo di bilancio entro il quale si muovono la pianificazione, prima, e l’esecuzione, poi, dei risvolti finanziari delle politiche statali. In pratica, nel corso dell’esercizio, il SNF perde quella natura di indicatore programmatico che Governo e Parlamento si impegnano a rispettare con l’approvazione della manovra di bilancio, per assumere la configurazione di indicatore puramente contabile che registra gli effetti, migliorativi o peggiorativi, derivanti dall’adozione delle variazioni di bilancio adottate in corso d’anno e dallo svolgimento delle operazioni di gestione (Si veda - Il bilancio dello Stato: previsione ed esecuzione ).
Saldi del Settore statale e del Settore pubblico
Il saldo più utilizzato con riferimento al Settore Statale (SS) e al Settore Pubblico (SP) è il fabbisogno. Il fabbisogno è calcolato - sopra la linea (dal lato della formazione) - dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato del Ministero dell'Economia e delle finanze. Esso fa riferimento alla stessa partizione dei conti a cui corrisponde il SNF per il BS: si tratta del saldo congiunto del conto economico e della parte "attività" del conto finanziario (partite finanziarie).
Il fabbisogno viene calcolato prevalentemente per cassa.
Il concetto di "cassa" utilizzato per il fabbisogno del SS differisce da quello utilizzato per la redazione del BS: il SNF misura incassi e pagamenti nel momento in cui le risorse finanziarie, rispettivamente, entrano ed escono dalla disponibilità dello Stato trovando imputazione sui pertinenti capitoli di bilancio; il fabbisogno, invece, misura incassi e pagamenti nel momento in cui le risorse entrano ed escono dalla Tesoreria ( Si veda anche - La definizione di operatore pubblico ). In altri termini, per il fabbisogno la contabilizzazione delle transazioni avviene nel momento in cui esse hanno impatto sulla liquidità dello Stato e delle sue controparti. Unica eccezione di rilievo è costituita dal trattamento riservato ai BOT, che non vengono contabilizzati al netto ricavo dell'emissione (cioè, per l'importo effettivamente incassato dallo Stato), bensì al valore nominale (quello, cioè, che lo Stato pagherà al momento del rimborso).
Il momento dell'impatto sulla liquidità dell'operatore pubblico e delle sue controparti governa anche la contabilizzazione delle transazioni relative al SP. Questo criterio trova tuttavia un'eccezione nel trattamento dei conti dei cosiddetti "enti non consolidati" (che fanno parte del SP ma i cui conti non vengono consolidati con quelli del resto del comparto), per i quali si assume un ammontare di spesa pari ai trasferimenti di risorse ricevuti da altri enti del SP.
Nella classificazione delle transazioni all'interno dei conti del SS e del SP hanno assunto rilievo crescente, a partire dalla fine degli anni novanta, considerazioni relative alla sostanza economica delle transazioni. In tal modo il trattamento contabile di alcune operazioni ai fini del fabbisogno si è avvicinato a quello adottato per l'indebitamento netto della PA. Un esempio di questa evoluzione sono le modalità di contabilizzazione del finanziamento di talune spese relative a forniture militari e per la sicurezza pubblica che si realizzano attraverso l'accensione di mutui da parte delle imprese costruttrici dei beni le cui rate di ammortamento sono poste a totale carico dello Stato: il fabbisogno del SS viene "corretto" di un importo pari all'ammontare dei fondi erogati dagli istituti bancari, anche se tali fondi non transitano attraverso la TES (Si veda - Criteri formali e criteri sostanziali di classificazione alcuni esempi )
Va rilevato che nel calcolo del fabbisogno del SS e del SP le variazioni dei conti attivi dello Stato presso la Banca d'Italia vengono considerate (con segno negativo) nella parte del conto finanziario relativa alle passività e non in quella relativa alle attività. Questo particolare trattamento riflette due fattori:
1. uno, di carattere storico, riguarda il fatto che fino al 1993 i conti del Tesoro presso la Banca d'Italia non erano attivi, ma passivi e rappresentavano linee di credito aperte dalla Banca Centrale in favore dello Stato ( Si veda - Il Conto disponibilità del Tesoro per il servizio di Tesoreria );
2. l'altro, di ordine concettuale, riguarda l'assimilazione di tali conti a un fondo di cassa (attività vantata verso se stessi e non verso altri, il cui utilizzo, essendo un sostituto stretto dell'emissione di passività, viene assimilato a una forma di copertura) in riconoscimento del carattere "esclusivo" del rapporto tra il Tesoro e la Banca centrale (a quest'ultima viene implicitamente attribuita la connotazione di "Banca dello Stato").
Il fabbisogno misura l'assorbimento di risorse finanziarie da parte del settore a cui è riferito. Si tratta, pertanto, di un indicatore impiegato per la gestione della liquidità e del debito di un soggetto (ma anche per la politica monetaria e per il controllo degli aggregati creditizi). A tal fine il fabbisogno è particolarmente utile quando è riferito a un settore compatto (composto cioè da pochi soggetti) e quindi a una gestione finanziaria unitaria, i cui risultati possono essere misurati in tempi estremamente rapidi. È questo il caso del fabbisogno del SS. Quando, invece, il fabbisogno viene riferito a un settore "composito", articolato cioè in un ampio insieme di enti, come il SP, esso è utile soprattutto come indicatore della dinamica del debito. Va peraltro rilevato che il richiamato avvicinamento dei criteri di contabilizzazione utilizzati per il fabbisogno a quelli adottati per l'indebitamento netto ha inevitabilmente ridotto la capacità del fabbisogno di rappresentare le condizioni di liquidità del SS. La Ragioneria Generale dello Stato continua pertanto ad elaborare il fabbisogno del SS anche secondo i criteri utilizzati in passato.
In passato alcuni fattori di ordine istituzionale hanno reso il fabbisogno del SS rappresentativo dei flussi finanziari relativi all'intero SP, pur in presenza di una graduale espansione del peso relativo della finanza decentrata e del sistema previdenziale. Si trattava: della possibilità per l'INPS di coprire automaticamente il suo disavanzo finanziario prelevando fondi presso la Tesoreria dello Stato, dell'accentramento del finanziamento degli enti locali attuato con la riforma tributaria dei primi anni settanta; delle limitazioni poste al loro ricorso diretto al mercato; e, soprattutto, dello sviluppo del sistema di "Tesoreria unica". Gradualmente, nel corso del tempo, tali fattori hanno perso peso. Oggi l'andamento del debito pubblico non può più essere valutato in maniera soddisfacente solo sulla base del fabbisogno del SS.
I saldi delle Amministrazioni pubbliche
Per le Amministrazioni pubbliche assumono rilevo due saldi: l'indebitamento netto, calcolato dall'Istat, e il fabbisogno, calcolato dalla Banca d'Italia. Si tratta di saldi riferiti a partizioni dei conti diverse: quella che distingue il conto economico dal conto finanziario, per l'indebitamento netto; quella che distingue le transazioni del conto economico e della parte attiva del conto finanziario da quelle della parte passiva del conto finanziario, per il fabbisogno. L'indebitamento netto della PA è calcolato "sopra la linea", mentre il fabbisogno della PA è calcolato "sotto la linea" (a differenza di quanto avviene per il fabbisogno del SS e del SP).
Nel "definire la linea" relativa a ciascun saldo non si utilizzano esattamente gli stessi criteri.
Per l'indebitamento netto si applicano i criteri definiti dal Sec95. Più precisamente, l'Istat calcola due versioni dell'indebitamento netto: una integralmente coerente con il Sec95; l'altra, predisposta ai fini della Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) e della relativa notifica di dati alla Commissione europea, si discosta dalle regole del Sec95 per quanto riguarda il trattamento dell'effetto di transazioni in strumenti finanziari derivati sulla spesa per interessi. In particolare, l'indebitamento netto calcolato ai fini della PDE include nella spesa per interessi i flussi netti determinati da contratti derivati (swaps e forward rate agreements), che sono invece esclusi nel computo dell'indebitamento netto ex Sec95.
Per il fabbisogno, invece, si fanno diverse eccezioni rispetto alla "linea del Sec95"; la principale riguarda le variazioni dei conti attivi dello Stato presso la Banca d'Italia: mentre per il Sec95 tali variazioni costituiscono partite finanziarie attive, nel computo del fabbisogno della PA, come per il SS e il SP, esse sono escluse dalla parte attiva del conto finanziario e incluse, con il segno negativo, nella parte passiva del conto.
I due indicatori differiscono anche per il criterio di registrazione. L'indebitamento netto è calcolato in base al criterio della competenza economica, così come definito dal Sec95. Il fabbisogno della PA è calcolato in termini di cassa, come quelli del SS e del SP; anche in questo caso si applicano le eccezioni già rilevate riguardo al calcolo di tali indicatori.
La Banca d'Italia, utilizzando una base informativa distinta da quella dell'Istat, calcola anche il saldo del conto finanziario definito in conformità del Sec95, ossia il saldo calcolato da sotto la linea corrispondente alla partizione che identifica l'indebitamento netto Sec95 (non quello PDE).
Indebitamento netto e fabbisogno della PA hanno assunto un ruolo centrale nel dibattito di politica economica con l'entrata in vigore del Trattato di Maastricht. All'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche fa direttamente riferimento una delle due regole di bilancio introdotte dal Trattato, quella che limita il deficit pubblico al 3 per cento del prodotto interno lordo; al fabbisogno dello stesso settore è riconducibile l'altra regola, quella che richiede che il debito pubblico - della cui variazione il fabbisogno costituisce la principale componente - sia inferiore al 60 per cento del prodotto interno lordo o diminuisca a un ritmo soddisfacente verso tale livello.
La diversa modalità di calcolo rende i due indicatori utili per finalità di analisi diverse.
L'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, calcolato in conformità delle regole della contabilità nazionale (CN) e con essa perfettamente integrato, costituisce il dato di riferimento per lo studio delle relazioni tra l'attività economica dell'operatore pubblico e il sistema economico. Come si è visto, la CN nella costruzione dei conti guarda prevalentemente alla natura dell'attività svolta dagli operatori economici. L'aggregato dell'Amministrazioni pubbliche è identificato nell'insieme di quei soggetti la cui attività non è orientata al mercato, in contrapposizione a quella del settore privato. Lo stesso criterio di contabilizzazione, quello della competenza economica, nel registrare le operazioni si basa sul momento in cui si manifestano gli effetti economici piuttosto che su quello in cui la transazione avviene formalmente o dà luogo a flussi di fondi.
Il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche, in quanto componente principale della variazione del debito pubblico, consente una prima valutazione della dinamica del debito in corso d'anno. In generale il fabbisogno, che rappresenta il flusso di risorse finanziarie assorbite nell'anno dalla PA, è l'indicatore più idoneo ad analizzare l'impatto esercitato dall'operatore pubblico sulla liquidità del sistema economico
La pubblicazione dei vari indicatori
Il saldo netto da finanziare del Bilancio dello Stato - Oltre che nei documenti concernenti il BS approvati dal Parlamento (legge di bilancio, legge finanziaria, legge di assestamento e legge sul rendiconto), il SNF viene riportato in tutti i documenti ufficiali, programmatici e non, che includono una descrizione sintetica del bilancio stesso.
Il Documento di Programmazione Economico-Finanziaria (DPEF) pubblicato a giugno, e la sua eventuale Nota di aggiornamento del mese di settembre, riportano il bilancio programmatico dello Stato ed i relativi saldi, individuati come limiti massimi da inserire nella legge finanziaria. A settembre, la Relazione previsionale e programmatica (RPP), nella Sezione II, contiene un capitolo espressamente dedicato ai criteri di costruzione del bilancio annuale a legislazione vigente e un capitolo relativo al bilancio pluriennale, in cui si confrontano il bilancio a legislazione vigente (integrato con gli effetti della manovra sul bilancio dello Stato) e quello programmatico riportato nel DPEF.
La Relazione unificata sull'economia e sulla finanza pubblica (RUEF) e le Relazioni trimestrali di cassa (RTC) contengono una apposita appendice sul BS, in cui sono riportati i risultati in termini di "cassa" della gestione di ciascun trimestre di riferimento in termini cumulati. Per quanto riguarda la RUEF i dati riportati si riferiscono ai risultati del triennio precedente e alle previsioni di cassa relative all'anno in corso, mentre nelle RTC l'analisi dei risultati viene riferita all'anno in corso e al biennio precedente. La Relazione generale sulla situazione economica del paese contiene una apposita sezione sul BS che indica i risultati dell'anno precedente a quello di pubblicazione e degli ultimi quattro esercizi antecedenti. Come già ricordato, i dati di bilancio sono esposti al lordo delle regolazioni contabili e debitorie.
Il Fabbisogno Settore Statale e del Settore Pubblico - Il preconsuntivo annuale del fabbisogno del SS è reso noto dal MEF all'inizio dell'anno successivo, attraverso un comunicato stampa. Si tratta di un comunicato effettuato mensilmente: il primo giorno di ogni mese il MEF pubblica una valutazione provvisoria del fabbisogno relativo al mese precedente e di quello cumulato dall'inizio dell'anno. Il dato di consuntivo viene invece diffuso, anche in questo caso attraverso un comunicato stampa, entro quarantacinque giorni dalla fine del periodo di riferimento, in linea con gli Special Data Dissemination Standards del Fondo Monetario Internazionale. Anche questo comunicato ha cadenza mensile. Il MEF pubblica inoltre il dato mensile nel suo "Rapporto mensile sul settore statale", che contiene anche l'analisi degli incassi e dei pagamenti.
Il primo documento del MEF che riporta dati di consuntivo annuale del fabbisogno di SS e SP è la RUEF, pubblicata nel mese di marzo. La RUEF commenta gli andamenti dei conti consolidati di cassa del SS, degli enti previdenziali, delle regioni, della sanità, di comuni e province, e di altri enti pubblici consolidati (tra cui l'Anas; altri enti economici, assistenziali e di ricerca dell'Amministrazione centrale; altri enti economici e assistenziale delle Amministrazioni locali). In tale documento viene anche formulata una previsione del fabbisogno del SS e del SP per l'anno in corso. In corso d'anno, i dati di consuntivo relativi ai due indicatori sono riportati trimestralmente nelle RTC, di cui dal 2007 la RUEF costituisce il documento che incorpora la relazione sul quarto trimestre.
Un quadro previsivo tendenziale del fabbisogno del SS è inserito annualmente nel DPEF e nella RPP.
L'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche - L'Istat rende noti i primi dati di consuntivo dell'indebitamento netto, attraverso un comunicato stampa, entro il 1° marzo. I dati vengono successivamente trasmessi alla Commissione Europea, in applicazione del Protocollo sulla PDE annesso al Trattato di Maastricht, due volte all'anno: entro il 1° aprile ed entro il 1° ottobre. La notifica riporta i dati relativi all'indebitamento netto, al debito, agli interessi passivi e all'avanzo primario (oltre al PIL, su cui vengono calcolati i rapporti) e copre un periodo di cinque anni (quattro di consuntivo, più le previsioni per l'anno in corso). L'indebitamento netto (insieme al PIL all'avanzo primario e agli interessi) e il debito pubblico sono stimati rispettivamente dall'Istat e dalla Banca d'Italia; le previsioni dell'indebitamento netto, del debito e della spesa per interessi per l'anno in corso sono invece prodotte dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e vengono riportate a marzo nella RUEF.
La RUEFcostituisce il primo documento ufficiale governativo che riporta il dato di consuntivo dell'indebitamento netto elaborato dall'Istat. Il dato è poi riportato anche in altre pubblicazioni curate dall'Istat; in particolare, nel Rapporto annuale dell'Istituto, diffuso nel mese di maggio.
Il quadro previsivo (tendenziale e programmatico) dell'andamento dell'indebitamento netto è riportato nel DPEF. Con l'introduzione della RUEF, l'elaborazione di tale quadro è stata di fatto anticipata a marzo quando, sulla base del dato di consuntivo dell'anno precedente appena rilasciato dall'Istat, viene aggiornata la previsione precedente. Le previsioni possono essere riviste a settembre (con la Nota di aggiornamento del DPEF e la pubblicazione della RPP per l'anno successivo) ed a dicembre (con la presentazione alla Commissione Europea dell'Aggiornamento del Programma di Stabilità).
Dal luglio 2004 l'Istat pubblica anche un conto economico della PA trimestrale, in ottemperanza a quanto stabilito in sede comunitaria e in base a regole e definizioni armonizzate a livello europeo. Come per il conto annuale, le operazioni effettuate dalla PA sono attribuite ai trimestri in base al principio della competenza economica. Poiché le informazioni qualitative e quantitative di breve periodo disponibili al momento dell'elaborazione del conto trimestrale non possono avere lo stesso grado di completezza e puntualità di quelle utilizzate per la costruzione del conto annuale, l'Istat specifica che le statistiche pubblicate trimestralmente sono da considerarsi provvisorie e suscettibili di revisioni nelle successive edizioni; in particolare, esse possono risentire di una non precisa classificazione dei dati raccolti dalle varie fonti amministrative e di possibili disomogeneità di trattamento contabile delle medesime operazioni da parte dei singoli enti. I dati trimestrali rilasciati in corso d'anno hanno un maggiore grado di provvisorietà in quanto elaborati in assenza dell'informazione relativa all'andamento dell'intero anno (che costituisce un vincolo di livello per i dati trimestrali cumulati).
Il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche - La Banca d'Italia pubblica i primi dati di consuntivo del fabbisogno della PA nel mese di marzo, nel Supplemento al Bollettino statistico "Finanza pubblica". Si tratta di una pubblicazione che riporta, con circa due mesi e mezzo di ritardo, i dati mensili di fabbisogno e debito della PA (analizzati per strumenti, settori detentori, comparti e aree geografiche). Come ricordato, il dato sul debito pubblico viene riportato anche nella notifica inviata dall'Istat alla Commissione europea; è soggetto agli stessi obblighi di pubblicità e comunicazione che si applicano all'indebitamento netto.
I dati sul fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche sono commentati dalla Banca d'Italia nella Relazione Annuale e nel Bollettino Economico trimestrale. Le serie storiche mensili del fabbisogno e del debito sono disponibili in formato elettronico sul sito web della Banca d'Italia. Il primo documento ufficiale su cui viene commentato il dato di fabbisogno della PA è il Bollettino economico trimestrale del mese di aprile.
Le fonti statistiche
Il Fabbisogno Settore Statale e del Settore Pubblico - Le fonti statistiche utilizzate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) per la costruzione del conto del SP sono:
1. le risultanze contabili della gestione di bilancio e di Tesoreria e altre informazioni relative al SS (dati relativi alla gestione dei fondi della riscossione informazioni fornite dalla CDP, da Poste italiane Spa e dall'INPS; dati relativi all'attualizzazione di mutui accesi da soggetti privati con onere di rimborso a carico dello Stato; ecc.);
2. i prospetti informativi che gli enti del SP sono tenuti a fornire trimestralmente al Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato (RGS) del MEF ai sensi della legge 468 del 1978 (e successive modificazioni). Per gli enti previdenziali vengono utilizzati, oltre ai dati dei prospetti informativi, quelli estrapolati dai rispettivi rendiconti.
In particolare, per il BS vengono utilizzati come dati di base quelli risultanti dal conto del bilancio del rendiconto generale se disponibili; nel caso in cui quest'ultimo documento non sia ancora stato predisposto si utilizzano:
1. per gli incassi: i dati comunicati dalla Banca d'Italia al MEF relativi agli incassi, quelli contenuti nel Sistema Informativo delle Entrate della RGS e le informazioni relative alle riscossioni effettuate attraverso la procedura di delega unica;
2. per i pagamenti: i dati comunicati dalla Banca d'Italia al MEF relativi ai pagamenti effettuati sui singoli capitoli di bilancio aggregati per categoria economica.
Riguardo alla spesa, definiti nel loro complesso i pagamenti (per categoria economica), si utilizzano le informazioni contenute nel Sistema informativo della RGS (SIRGS) relative ai singoli ordinativi di pagamento tramite mandato informatico (ad esempio, il beneficiario, la causale, il codice attribuito dal sistema SIOPE relativo al BS, ecc.) per procedere ad una analisi puntuale della spesa finalizzata a "riclassificare" le varie poste di bilancio in relazione alla loro reale natura economica. Esistono infatti molti capitoli di bilancio che presentano una natura economica promiscua (es. Fondo occupazione, Fondo competitività, ecc.).
I dati gestionali contenuti nel SIRGS sono utilizzati anche ai fini del consolidamento nell'ambito del SS per alcuni organi dello Stato dotati di autonomia contabile (Presidenza del consiglio dei Ministri, Corte dei conti, Consiglio di Stato e TAR) finché non sono disponibili i rispettivi consuntivi,. Per le Agenzie fiscali si utilizzano dati relativi ai pagamenti effettuati, raggruppati sulla base delle relative causali; le competenze fisse al personale sono desunte da informazioni comunicate dai Servizi Periferici del Tesoro.
L'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche - Le fonti statistiche utilizzate per la costruzione del conto consolidato della PA sono costituite da rilevazioni sui flussi di bilancio e da documenti contabili consuntivi o preconsuntivi, che i vari enti sono tenuti a compilare. La disponibilità delle informazioni varia a seconda dell'anno di riferimento; in particolare, per l'ultimo anno si dispone generalmente di un set informativo incompleto.
In sintesi, per gli anni fino al penultimo (fino all'anno t-1, ad esempio fino al 2005 per il periodo 2003-2006) le fonti sono generalmente rappresentate dai bilanci consuntivi (e da rilevazioni dedicate per alcuni specifici flussi di bilancio) opportunamente integrate con informazioni extrabilancio (ad es. per quanto riguarda alcuni fondi di tesoreria, come il fondo innovazione tecnologica FIT e il fondo agevolazioni per la ricerca, FAR) o con fonti addizionali ( Si veda - Le fonti statistiche del Conto economico delle Amministrazioni Pubbliche ). Per l'anno t-1, pertanto, i dati sono rilevati su base esaustiva. Gli eventuali casi di mancate risposte, peraltro trascurabili, sono superati mediante procedure di integrazione che utilizzano informazioni relative all'anno precedente, o assumendo direttamente dall'ente in esame le informazioni.
L'insieme delle informazioni desunte dalle diverse fonti è sottoposto a vari controlli. In primo luogo, i dati sono analizzati e validati, sia in termini di coerenza interna (ad es., si verifica la congruenza fra le spese per il personale e la consistenza degli addetti), sia in termini di coerenza intertemporale (si verifica l'assenza di irregolarità non giustificate nel profilo della serie storica della singola voce); in secondo luogo, essi sono sottoposti a controlli di coerenza e conformità con le informazioni desunte dalla rilevazione dei flussi di cassa effettuata dalla RGS, utilizzata per la compilazione del quadro di costruzione del SP allegato alla RUEF.
Quest'ultima tipologia di controlli assicura un corretto collegamento fra dati di cassa rilevati dalla RGS e dati di competenza utilizzati dall'Istat fino all'anno t-1. Il collegamento viene effettuato a livello di singolo ente o sottoinsiemi omogenei di enti e di singola voce economica; esso evidenzia elevati livelli di coerenza e consente di utilizzare le informazioni provenienti dalla RGS per produrre le stime relative all'ultimo anno (anno t) per gli enti in relazione ai quali non si dispone di informazioni complete al momento delle costruzione del conto economico della PA.
Le stime dei dati relativi all'anno t sono effettuate applicando all'importo di ciascuna voce economica dei singoli enti quantificato per l'anno t-1 i tassi annuali di variazione (tra l'anno t e l'anno t-1) dei corrispondenti dati di cassa rilevati dalla RGS ai fini della RUEF. Fanno eccezione i dati relativi allo Stato, all'Anas e di alcune altre amministrazioni centrali minori (per i quali sono disponibili a livello di preconsuntivo tutte le informazioni), agli Enti produttori di servizi sanitari (per i quali le stime sono effettuate a partire dalle comunicazioni effettuate dalle Regioni al Ministero della Salute). Le stime vengono riviste in fasi successive sulla base delle informazioni di consuntivo via via che queste si rendono disponibili.
Il fabbisogno e il debito delle Amministrazioni pubbliche - Le fonti utilizzate dalla Banca d'Italia per la compilazione del fabbisogno e del debito delle Amministrazioni pubbliche variano a seconda dello strumento finanziario di riferimento.
Per quanto riguarda "monete e depositi", le fonti sono:
1. il Conto Riassuntivo del Tesoro (CRT) per le monete messe in circolazione dal Tesoro stesso;
2. comunicazioni periodiche di Poste Italiane Spa al MEF e alla Banca d'Italia per i conti correnti postali intestati a soggetti privati, le cui giacenze sono riversate presso la Tesoreria statale ;
3. comunicazioni effettuate dalle Poste Italiane Spa alla Banca d'Italia, ai fini delle statistiche monetarie e finanziarie, per gli altri depositi postali (Buoni e Libretti);
4. le risultanze della gestione dei conti correnti, delle contabilità speciali e di quelle di Tesoreria unica (TU) aperti presso la Banca d'Italia, diversi da quelli indicati ai punti b) e c).
Per quanto riguarda i titoli a breve termine (Buoni Ordinari del tesoro e Commercial paper), i dati sono desunti direttamente dalle risultanze delle aste di collocamento e del servizio di regolamento, gestiti dalla Banca d'Italia.
Per quanto riguarda i titoli a medio e a lungo termine, le fonti sono:
1. le risultanze dirette delle aste di collocamento, e del servizio di regolamento per la quota parte collocata con sindacato privato, gestite dalla Banca d'Italia, per i Buoni del Tesoro Poliennali, i Certificati di Credito del Tesoro, i Certificati del Tesoro zero-coupon, i Prestiti della Repubblica, i titoli emessi da Infrastrutture Spa per il finanziamento dell'alta velocità ferroviaria e quelli delle Ferrovie dello Stato dei quali lo Stato si è accollato il rimborso;
2. le comunicazioni alla Banca d'Italia (all'Ufficio Italiano dei Cambi fino al dicembre 2007) ai fini dell'assegnazione del codice ISIN (International Securities Identification Number) per i Buoni Ordinari Regionali, Provinciali e Comunali.
Per quanto riguarda i prestiti, le fonti sono:
1. per quelli di intermediari nazionali, le comunicazioni effettuate dalle istituzioni finanziarie monetarie alla Banca d'Italia in quanto autorità di vigilanza;
2. per quelli di intermediari non residenti, comunicazioni specifiche, principalmente dalla Banca Europea per gli Investimenti.
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