di Antonio Catricalà

Una crescita del PIL ben più sostenuta del previsto, un sistema bancario che ha saputo ristrutturarsi e vede in ripresa la domanda di credito (soprattutto da parte delle famiglie) e, last but non least, la soluzione data dalle istituzioni alla crisi delle banche venete e del Monte dei Paschi di Siena: senza volere indulgere in facili ottimismi, credo che, con questo quadro, sia possibile affrontare la pausa estiva mettendo in valigia un pizzico di fiducia.

Quel pizzico di fiducia che metteremo in valigia non deve però farci dimenticare i cambiamenti continui che attraverseranno, in futuro, il mercato del credito: nel delineare il percorso che dovranno seguire per uscire definitivamente dalla morsa della crisi il Governatore Vincenzo Visco ha chiesto alle banche di essere più resilienti e credo che questo invito debba essere accolto. Serve capacità di adattamento ai cambiamenti epocali in corso, alla globalizzazione, al processo di concentrazione che sta già interessando l’industria del credito, allo spazio che le Fintech riempiono progressivamente proponendo modelli innovativi che non è più possibile ignorare. Dalla nostra resilienza dipenderà la possibilità di affrontare con successo la ripresa.

Lo scenario in cui sono chiamati a operare gli intermediari del credito è potenzialmente esposto a grandi cambiamenti. Le banche innanzitutto: il Fondo monetario internazionale ha di recente ribadito l’esigenza di una ristrutturazione del sistema bancario. E altrettanto ha fatto il governatore Visco, in un recentissimo intervento di fronte al Parlamento europeo, sottolineando che va “rivisto il modello di operatività delle banche. La configurazione della rete di dipendenze, i servizi offerti, il ricorso alla tecnologia vanno ripensati con spirito innovativo. Tutto ciò è essenziale per le banche italiane, se vogliono competere efficacemente e rafforzare la loro stabilità”.

Via Nazionale continua a ribadire che le banche devono razionalizzare la presenza fisica sul territorio, anche attraverso processi di concentrazione, contenere i costi, compreso quello del personale e investire i risparmi nello sviluppo tecnologico dei processi di produzione e di offerta dei servizi. Solo in questo modo sarà possibile affrontare con successo le nuove sfide poste dallo sviluppo di “fintech”.

L’impatto che l’ingresso delle Fintech avrà sull’industria finanziaria entra dunque ufficialmente nel dibattito e nell’analisi dei decisori. È un fenomeno con il quale non solo le banche ma anche le categorie dei nostri iscritti dovranno fare i conti. È un mondo che sta cambiando a velocità della luce: le nuove tecnologie hanno abbattuto i costi degli investimenti in capitale di Innovation Tecnology, non ci sono più barriere economiche all’ingresso nel mercato dei servizi finanziari. E per le imprese innovatrici si è aperta una prateria da conquistare.

I numeri possono illudere: a esempio, secondo alcune stime, l’entità dei prestiti erogati attraverso il peer-to-peer lending è ancora limitata rispetto ai prestiti erogati dal settore bancario ma in alcuni paesi, Cina, Stati Uniti e Regno Unito, la crescita di questi nuovi sistemi di finanziamento è molto veloce.

Occorre non farsi cogliere impreparati, anche se lo scenario che si presenterà nel futuro, non sappiamo quanto prossimo, è difficile da intravvedere. Non sappiamo cioè se le nuove realtà innovative sottrarranno quote di mercato e di profitti alle banche o se invece cambieranno, attraverso alleanze virtuose, il modo di fare banca. Comunque vada, è facile supporre che cambierà inevitabilmente anche il modo di intercettare la clientela e il lavoro di Agenti in attività finanziaria e Mediatori creditizi. Qualsiasi cambiamento non potrà però ignorare l’esigenza di prevedere regole uguali per tutti i player: diversamente ogni competizione sarà falsata e a farne le spese potrebbero essere i consumatori la cui tutela deve ispirare i comportamenti degli operatori finanziari.