Gianluca Giorgio

Sommario:1. Introduzione e sistema giuridico -2. Il percorso storico e la tutela costituzionale. – 3. le osservazioni finali.

1.Introduzione e sistema giuridico

Com’è noto l’interesse legittimo è al centro del sistema amministrativo. Questo, secondo la dottrina amministrativa, rappresenta una situazione giuridica soggettiva correlata all’azione di una Pubblica amministrazione, dotata di specifiche competenze.

Posizione delicata che intreccia gli interessi pubblici con l’esistenza della persona, tutelata dalla Carta costituzionale. In relazione all’oggetto della trattazione è opportuno premettere come: “In Italia la necessità di elaborare una situazione giuridica soggettiva diversa (anche nella denominazione) dal diritto soggettivo è stata determinata dal modo in cui la tutela giurisdizionale nei confronti dell’amministrazione si è storicamente evoluta.[1] .

Autonomia, qualificazione e differenziazione rappresentano le peculiarità dell’interesse in oggetto, garantito dai principi di buona amministrazione, efficienza e celerità dell’azione ammnistrativa.

Gli elementi che compongono la struttura dello stesso sono rappresentati dal bene della vita, quale contenuto precettivo, e dal proprio riconoscimento in un rapporto giuridico con un ente dotato di propri poteri e competenze.

In relazione a ciò, le Sezioni unite della Suprema Corte di cassazione, con la pronuncia 500 del 1999, hanno osservato come: “l’interesse legittimo emerge nel momento in cui l’interesse del privato ad ottenere o a conservare un bene della vita viene a confronto con il potere amministrativo, e cioè con il potere della P.A. di soddisfare l’interesse (con provvedimenti ampliativi della sfera giuridica dell’istante), o di sacrificarlo (con provvedimenti ablatori)”[2].

Alcuni autori, pur ravvisandone la preminenza nel diritto amministrativo, nel corso del tempo, ne hanno rinvenuto la presenza, anche in altri settori dell’ordinamento come, ad esempio, in alcune norme di diritto comune che regolano il funzionamento delle assemblee delle società per azioni, in relazione all’interesse dei soci[3].

2.  Il percorso storico e la tutela costituzionale

Per meglio comprendere l’importanza del tema, è opportuno guardare al paradigma storico del diritto amministrativo.

I primi accenni all’interesse pubblico o legittimo è possibile collocarli nell’opera di sistemazione delle leggi amministrative ad opera di Louis Antoine Macarel[4] .

Per ciò che riguarda la situazione degli Stati preunitari, l’interesse legittimo trovava una propria specifica collocazione nel sistema del così detto contenzioso amministrativo. Il Regno di Sardegna o delle due Sicilie, e lo Stato pontificio tutelavano questo con sistemi autonomi e simmetrici.

Avvenuta l’unità della penisola, il nuovo legislatore avvertì l’esigenza di dare unicità all’amministrazione giuridica italiana. Con la L.2248/1865, tutte le situazioni giuridiche furono attratte sotto un’unica tutela, rimanendo sfumata la protezione dell’interesse di cui si discute.

Il riconoscimento avverrà grazie all’intervento dell’onorevole Spaventa, nell’assise di Bergamo, trovando sede in un’apposita legge.

Con la L.5992/1889 nacque la Quarta sezione del Consiglio di Stato che, unita alle tre esistenti, si dimostrò competente nel valutare il sindacato di legittimità sugli atti ammnistrativi. L’articolo 3 della citata fonte dispone che:” Spetta alla sezione quarta del Consiglio di Stato di  decidere  sui ricorsi per incompetenza, per eccesso di potere o per  violazione  di legge contro atti e provvedimenti di un’autorità amministrativa o di un corpo amministrativo  deliberante,  che  abbiano  per  oggetto  un interesse d’individui o di enti morali giuridici,  quando  i  ricorsi medesimi non sieno di competenza dell’autorità  giudiziaria,  né  si tratti di materia spettante alla giurisdizione od  alle  attribuzioni contenziose di corpi o collegi speciali”.

Il cammino proseguì, con la legge 62 del 7 marzo 1907 istitutiva della Quinta sezione del Consiglio di Stato, e con altre leggi relative ai ricorsi in sede amministrativa o giurisdizionale.

La tutela così apprestata trovò, piena accoglienza nella Carta costituzionale, nel 1947, disponendo all’articolo 24 che:” Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”.

Tale presenza emerge anche in altri settori, correlati alla funzione amministrativa come, ad esempio, nel pubblico impiego (art.28), nell’attività e nei principi della Pubblica Amministrazione (art 97, 98), nella tutela giurisdizionale dei Tribunali amministrativi (art.103, 113).

Il riconoscimento costituzionale rappresentò il punto di arrivo di un lungo percorso, iniziato sul finire del mille ed ottocento, affermando le peculiarità e le differenze dal diritto soggettivo.

La nascita dei Tribunali Amministrativi Regionali, nel 1971, e le altre leggi come, ad esempio, il codice del processo amministrativo, nel 2010, contribuirono a rafforzarne l’accordata tutela.

Attività pubblica e giurisdizione si intrecciano in un medesimo rapporto onde attuare, in pienezza, i diritti presenti nel sistema giuridico italiano.

4. Le osservazioni finali

Per quanto osservato, l’interesse legittimo è una figura centrale nell’ordinamento giuridico italiano. Ciò in quanto approfondendo l’interessante percorso storico è possibile scoprirne la funzione che ha rivestito e riveste, tutt’ora, nell’ordinamento giuridico.

Dottrina, giurisprudenza e storia prendono parte al dibattito, per offrire una risposta, sempre più effettiva e celere alle differenti aspettative della collettività.

Si invia il presente scritto, autorizzandone la pubblicazione, quale forma di collaborazione gratuita alla Rivista on line www.ratioiuris.it.


[1] F.G. SCOCA, Diritto Amministrativo, Torino, Giappichelli, 2008, pag.161

[2] Cassazione civile, SS.UU., sentenza 22/07/1999 n° 500

[3]  Cfr. A. TORRENTE, Manuale di diritto privato, Milano, Giuffré, 1968, pag.62.

[4] Consigliere di Stato e docente universitario francese (1790-1851).