SINTESI

L’espansione e l’evoluzione del fenomeno mafioso ha richiesto l’adozione e l’implementazione tese ad arginarlo e contrastarlo, anche per troncare ogni tipo di rapporto con le istituzioni pubbliche.

Lo studio analizza la disciplina dello scioglimento straordinario per infiltrazione mafiosa dei Consigli comunali mettendo in luce le criticità e le possibili ipotesi di soluzione che ne conseguono, stante l’interesse privato che viene

ABSTRACT

The expansion and evolution of the mafia phenomenon has necessitated the adoption and implementation of measures aimed at containing and combating it, including severing any type of relationship with public institutions.

This study analyzes the regulations concerning the extraordinary dissolution of municipal councils due to mafia infiltration, highlighting the critical issues and possible solutions that arise, given the frequent conflict between private interests and public interestsspesso leso dall’interesse pubblico.

PAROLE CHIAVE: mafia, pubblica amministrazione, comune, antimafia, scioglimento comunale

KEYWORDS: mafia, public administration, municipality, anti-mafia, municipal council dissolution

Sommario: 1. Cenni introduttivi sul fenomeno mafioso. – 2. Lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa: normativa– 3. Criticità rilevanti ed ipotesi di soluzione – 4. Brevi riflessioni conclusive.

1.Cenni introduttivi sul fenomeno mafioso

Ormai il fenomeno mafioso si è ramificato ed esteso a macchia d’olio sull’intero territorio nazionale e sovranazionale e la sua ingerenza così radicata è dettata dalla sua capacità di adattarsi a qualsiasi contesto sociale-economico. Nel nostro Pease questa capacità è arrivata anche ad essere ostacolo ed avversario alla nascita della democrazia, su gran parte del territorio.[1] Sicché l’abilità e la forza della mafia si riconoscono nella capacità di confondersi nella società civile attraverso “l’uso dell’intimidazione e della violenza, per il numero e la statura criminale dei suoi adepti, per la sua capacità ad essere sempre diversa e sempre uguale a sé stessa[2] .

Non è infatti nuovo l’istituto dello scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata. Dal 1991 ad oggi, infatti, i comuni sciolti per mafia arrivano alla cifra di 384. Nel 2022, ad esempio, sono stati 11; per poi subire un aumento pari a 24 nel 2023, da ultimo il Comune di Tropea (VV) nel mese di aprile 2024, già sciolto nel 2016.[3]

Il fenomeno è quindi grave ed in continuo aumento. È necessario individuare misure di prevenzione tese alla neutralizzazione degli effetti, nel pieno rispetto dell’autonomia degli enti locali e del principio di democrazia.

Ad oggi, le associazioni di stampo mafioso, e più in generale la criminalità organizzata, è mutata in un’organizzazione che tende a consolidare il potere ed il controllo sul territorio, infiltrandosi nel tessuto economico nazionale. [4]

L’agere amministrativo viene compromesso a tal punto da influenzare i principi di legalità[5], imparzialità e buon andamento[6], pubblicità e trasparenza[7].[8] Aggredendo detti principi e tutto ciò che ne comporta, le infiltrazioni costituiscono, automaticamente, un vulnus all’ordine ed alla sicurezza pubblica. 

Il principio di legalità dell’azione amministrativa, impone quindi di raggiungere il risultato, obiettivo di un’amministrazione pubblica, del perseguimento degli interessi pubblici. E l’amministrazione locale, affinché possa raggiungere tale risultato, deve essersi formata proprio sulla legalità, la legittimità elettiva, nonché buon andamento degli organi ad esso preposti.

Lo strumento predisposto dal legislatore per far fronte e combattere l’ingerenza della criminalità organizzata negli organi territoriali, è lo scioglimento ex art. 143 TUEL.

2. Lo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazione mafiosa: normativa

L’art. 143 del Testo Unico sugli Enti Locali (TUEL), disciplina sostanzialmente e proceduralmente lo scioglimento dell’ente Comunale.  Al primo comma prevede che “i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell’articolo 59 comma 7, emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all’articolo 77 comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica.”[9]

La procedura prevista ex art. 143 TUEL ha inizio attraverso un’indagine condotta da una Commissione d’accesso nominata dal Prefetto e composta da tre funzionari della pubblica amministrazione, la quale presenta le proprie conclusioni al Ministro dell’Interno.  La Commissione d’accesso esamina attentamente l’attività amministrativa, inclusi i risultati delle indagini giudiziarie sui gruppi criminali locali e le azioni intraprese nei confronti degli amministratori locali e dei dipendenti coinvolti. La relazione conclusiva della Commissione viene trasmessa poi dal Prefetto al Ministro dell’Interno, che valuta se procedere con l’archiviazione o presentare una proposta di scioglimento al Consiglio dei Ministri. In caso di scioglimento, il Presidente della Repubblica emana un decreto, specificando la composizione della commissione straordinaria incaricata della gestione dell’ente per un periodo iniziale di 18 mesi, prorogabile fino a 24 mesi, che viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Al termine di questo periodo, si tengono nuove elezioni. Il Decreto produce la cessazione della carica di consigliere, Sindaco e componente della Giunta.

La misura dello scioglimento non deve essere interpretata come una misura sanzionatoria, bensì come una misura atta a prevenire che l’amministrazione comunale resti vulnerabili all’influenza della criminalità organizzata. Sul punto la giurisprudenza è granitica. Infatti, secondo il Consiglio di Stato, “lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non ha natura di provvedimento di tipo sanzionatorio, ma preventivo, con la conseguenza che, per l’emanazione del relativo provvedimento, è sufficiente la presenza di elementi indizianti, che consentano d’individuare la sussistenza di un rapporto inquinante tra l’organizzazione mafiosa e gli amministratori dell’ente considerato infiltrato”.[10]

Il presupposto principale dello scioglimento è rappresentato da significative risultanze, sufficienti a far emergere un condizionamento mafioso sugli organi comunali. La giurisprudenza ha precisato comunque che, per l’emissione del provvedimento dello scioglimento, non è necessaria la prova inconfutabile della commissione di reati, bensì

pur quando il valore indiziario degli elementi raccolti non sia sufficiente per l’avvio dell’azione penale o per l’adozione di misure individuali di prevenzione”; in sostanza, ciò che conta, è che l’attività dell’ente risulti assoggettata agli interessi della criminalità organizzata, sicché l’organo politico non risulta essere in grado, per complicità, timore o incompetenza, di prevenire o contrastare il condizionamento mafioso.[11]

La norma in esame fa riferimento ai cd. elementi sintomatici del condizionamento mafioso che devono essere concreti, “essere cioè assistiti da un obiettivo e documentato accertamento nella loro realtà storica”, univoci, “intesa quale loro direzione agli scopi che la misura di rigore è intesa a prevenire” e rilevanti, caratterizzati quindi “per l’idoneità all’effetto di compromettere il regolare svolgimento delle funzioni dell’ente locali”.

Detta previsione con riguardo ai collegamenti diretti o indiretti che devono caratterizzarsi per concretezza, univocità e rilevanza, ha reso l’onere probatorio dell’infiltrazione in capo all’amministrazione più complesso, almeno formalmente.[12] Infatti, tali elementi sintomatici devono alterare il procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi sicché venga compromesso il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali.[13]

La giurisprudenza, pertanto, è intervenuta tentando di rispondere circa cosa si deve intendere per collegamenti e condizionamenti con la criminalità organizzata.  In tal senso, i collegamenti si caratterizzano per il rapporto (anche di parentela o di amicizia) che sussiste con gli esponenti della criminalità organizzata in termini di costante frequentazione e significative relazioni tali da compromettere anche la trasparenza amministrativa nella gestione dei compiti istituzionali e nella concessione di servizi; per condizionamenti si intende tutte quelle ipotesi in cui le scelte politiche sono influenzate dall’ingerenza della criminalità organizzata. Il Consiglio di Stato, infatti, ritiene “particolarmente rilevanti ai fini del vaglio di ragionevolezza del provvedimento in questione [scioglimento], in disparte ulteriori elementi, le circostanze – emergenti da quelle risultanze e comunque da quelle acquisite dall’Amministrazione statale nel procedimento in questione – costituite dalle ricorrenti frequentazioni con i vertici dei clan mafiosi, dalla mobilitazione elettorale degli stessi clan in favore dell’aspirante sindaco, dalle successive gravi irregolarità nella gestione amministrativa. In presenza di un fenomeno di criminalità organizzata diffuso nel territorio comunale, gli elementi posti a conferma di collusioni, collegamenti e condizionamenti, vanno considerati nel loro insieme, giacché solo dal loro esame complessivo può ricavarsi la ragionevolezza della ricostruzione di una situazione identificabile come presupposto per la misura dello scioglimento del Consiglio comunale ai sensi dell’art. 143 d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267”.[14]

La grande questione che viene fuori dalla tematica in questione è quindi se il provvedimento di scioglimento dell’ente comunale in realtà finisca per ledere gli stessi principi democratici per i quali è stato ideato, poiché le scelte libere dell’elettorato passivo vengono neutralizzate dal provvedimento e sostituiti dalla nomina di tecnici-commissari.

3. Criticità rilevanti ed ipotesi di soluzione

Lo strumento ex art. 143 TEUL comporta una serie di problematiche e questioni, sia dal punto di vista procedurale sia dal punto di vista sostanziale. Con l’aumento degli scioglimenti per mafia infatti ci si è posta a più riprese la domanda se detto strumento sia ancora efficace ed efficiente, in vista del continuo mutamento camaleontico della criminalità organizzata.

Le questioni sono state oggetto di analisi da parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, che attraverso i suoi lavori ha proceduto ad ipotizzare una modifica normativa circa il commissariamento e lo scioglimento ai sensi del TUEL. [15]

Sinteticamente le criticità fuoriuscite riguardano la partecipazione al procedimento, la non tassatività delle ipotesi di presenza dei cd. rapporti diretti ed indiretti, e la mancanza di necessari provvedimenti nei confronti anche dell’organo burocratico dell’ente.

All’interno dell’art. 143 TUEL manca qualsiasi tipo di riferimento alla partecipazione[16] al procedimento prodromico all’emanazione del provvedimento di scioglimento. La partecipazione costituisce uno snodo essenziale del diritto alla buona amministrazione previsto sia costituzionalmente[17] sia a livello comunitario[18].

È proprio la giurisprudenza che fa emergere una carenza strutturale del procedimento di scioglimento. Infatti, il TAR Lazio, su ricorso ad oggetto lo scioglimento del Consiglio comunale di San Giuseppe Vesuviano (NA), ha osservato che “in tale materia, la regola di inferenza da utilizzarsi è quella, di derivazione civilistica, del “più probabile che non” ovvero della cd. “probabilità cruciale”, posto che la misura in questione ha una finalità straordinaria di prevenzione e salvaguardia della funzionalità dell’ente rispetto ai tentativi di insinuazione mafiosa. Ne consegue che l’adozione del decreto prescinde da rilevanze probatorie tipiche di un processo penale e non richiede la certezza degli accertamenti in ordine a pericolo di contagio”; ed ancora, “la relazione prefettizia ha palesato una macchina amministrativa fortemente deficitaria e verosimilmente influenzata dalla criminalità organizzata, connotata da una totale inerzia sul piano disciplinare e sul piano dei controlli […]. In sostanza, alla luce del quadro sinottico evidenziato dall’amministrazione (non atomisticamente inteso), è risultata una situazione di patologica inefficienza e di verosimile contiguità con le consorterie criminali della zona che hanno fisiologicamente suggerito la gravata misura di scioglimento dell’ente comunale”.[19]

Ne consegue che, affinché si giunga allo scioglimento dell’ente, non è necessario la commissione di reati né la predisposizione di misure di prevenzione, bensì è sufficiente che emerga una probabile soggezione degli amministratori alla criminalità organizzata.[20]

Si è quindi difronte ad una disciplina più ancorata al “fatto” che alla “presunzione”, ma comunque persiste un deficit di democraticità.[21]

In presenza di una procedura così delineata, l’esigenza di partecipazione dell’organo rappresentante l’ente locale al procedimento di scioglimento, si fa sempre più forte.[22] In questo caso la partecipazione deve collocarsi un momento utile. Un esempio di momento utile potrebbe essere nella fase di accesso della Commissione d’indagine all’interno dell’ente. In tale modo, il contemperamento tra legalità e democraticità sarebbe ancor più bilanciato. Infatti, si consentirebbe una sinergia tra amministratori e Commissari, ove i primi possono descrivere al meglio il funzionamento dell’ente e le dinamiche fronteggiate.

Nulla quaestio, pertanto, sulla impellente necessità di prevedere una partecipazione attiva all’interno del procedimento amministrativo che oggi finisce per sfociare nello scioglimento di un consiglio comunale, senza alcuna possibilità di contemperare alcun tipo di forma di partecipazione.

Vi è poi la questione della tassatività che riguarda più da vicino i cd. rapporti diretti e indiretti, espressione utilizzata dal legislatore che si palesa come norma estremamente bianca che non garantisce certezza del diritto e agilità nell’applicazione, bensì crea un’ampia discrezionalità nella loro applicazione che spesso si allontana eccessivamente dai principi del nostro ordinamento[23]. Ed anche questo deve essere frutto di un equo contemperamento degli interessi, derivanti dal binomio sicurezza pubblica-diritti fondamentali, che vengono in gioco nella legislazione antimafia.

In questo senso occorre un tassativizzazione degli elementi di fatto che assumono rilevanza nello scioglimento dell’ente locale, tesa a riempire di contenuto le norme eccessivamente bianche.

Già la giurisprudenza ha dato un suo contributo, cercando di fornire un catalogo aperto di situazioni cd. spie dell’infiltrazione mafiosa. Le ipotesi cd. spie, sono le seguenti: i provvedimenti “sfavorevoli” del giudice penale; le sentenze di proscioglimento o di assoluzione, da cui pure emergano valutazioni del giudice competente su fatti che, pur non superando la soglia della punibilità penale, sono però sintomatici della contaminazione mafiosa; c) la proposta o il provvedimento di applicazione di taluna delle misure di prevenzione previste dallo stesso d.lgs. n. 159/2011; d) i rapporti di parentela, laddove assumano un’intensità idonea a determinare un inevitabile condizionamento; e) i contatti o i rapporti di frequentazione, conoscenza, colleganza, amicizia; f) le vicende anomale nella formale struttura dell’impresa; (…); h) la condivisione di un sistema di illegalità, volto ad ottenere i relativi “benefici”; i) l’inserimento in un contesto di illegalità o di abusivismo, in assenza di iniziative volte al ripristino della legalità.[24]

La reazione giurisprudenziale che ha previsto una sorta di elenco dei rapporti diretti e indiretti, consente di includere o escludere determinate circostanze nella valutazione della legittimazione e dell’opportunità ad emanare il provvedimento di scioglimento ex art. 143 TUEL.

Un’altra casistica che si pone lo stesso fine, è stata delineata dalla Commissione Parlamentare Antimafia del 2022. Ad esempio amministratori che hanno ricevuto l’appoggio delle associazioni criminali per arrivare ad essere eletti, con conseguente rapporto di sudditanza tra amministratori e cosche; atteggiamento compiacente adottato dagli amministratori nei confronti di esponenti mafiosi, favorendo l’emissione di provvedimenti loro favorevoli ovvero omettendo di adottare quelli a loro contrari, in violazione delle regole di terzietà e trasparenza; assunzioni o affidamenti di incarichi esterni e/o consulenze a soggetti mafiosi ovvero a loro parenti o persone segnalate; anomalie nella predisposizione dei bandi di appalti, contratti pubblici o concessioni e/o nelle modalità di attuazione delle gare.[25]

Per scongiurare l’eccessiva genericità della locuzione “rapporti diretti ed indiretti” sarebbe quindi opportuno che il legislatore iniziasse un’opera di tassativizzaazione normativa delle ipotesi e delle situazioni che possano far pensare ad un’infiltrazione mafiosa all’interno dell’ente, proprio in rispetto del principio di legalità.

Ulteriore problematica riguarda la non considerazione, all’interno della norma, della parte burocratica dell’ente.

È da evidenziare che le azioni dell’organo burocratico sono strettamente collegate alla realizzazione dell’indirizzo politico, dettato dall’organo elettivo. Il 143 TUEL prevede che il Prefetto, all’interno della relazione trasmessa al Ministero dell’Interno, dia conto, non solo della eventuale sussistenza degli elementi di cui al comma primo dell’art. 143 TUEL con riguardo all’organo politico-elettivo, bensì anche della eventuale sussistenza degli elementi summenzionati con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti e ai dipendenti dell’ente locale (cd. organo burocratico).

Sebbene è da rilevare come il comma 5 dell’art. 143 TUEL, attribuisca la possibilità, in capo al Ministro dell’Interno – nel caso di elementi accertanti l’influenza della criminalità organizzata sul dipendente amministrativo – di adottare ogni provvedimento utile a far cessare il pregiudizio in atto, questa rimane esclusivamente una facoltà di disporre la sospensione cautelare dello stesso dall’impiego, ma non un vero e proprio obbligo.

Così prescrivendo, la norma pone in essere una sproporzione tra le responsabilità accertate e gravanti sull’organo politico e le responsabilità, ovvero il condizionamento, dell’organo burocratico.

Parrebbe opportuno quindi procedere con la previsione di un obbligo, e non facoltà, considerata la gravità accertata, medesima o anche maggiore rispetto a quella accertata per l’organo politico. Ulteriore via da percorrere potrebbe essere quella di sostituire i dipendenti licenziati o sospesi, attraverso l’utilizzo di graduatorie vigenti o tramite la mobilità.

5. Brevi riflessioni conclusive

La criminalità organizzata e la mafia sono ormai un fenomeno da contrastare ed arginare quotidianamente. È una lotta continua, su tutti i piani, in cui lo Stato e le Istituzioni devono essere costantemente presenti. Ed è noto come l’Istituzione più vicina al cittadino sia proprio il Comune, che deve essere elevato a principale Ente sorretto dalla legalità. Quella dello scioglimento è una disciplina fondamentale nel contrasto alla mafia e nel ripristino della legalità, ed è per questo motivo che è una disciplina che deve adattarsi e plasmarsi ai cambiamenti camaleontici che contraddistinguono il modus operandi delle organizzazioni mafiose.

La partecipazione, la tassatività ed i giusti provvedimenti nei confronti dell’organo burocratico, fanno si che non vi sia manifestamente un deficit di democraticità pur operando con stretto riguardo al ripristino della legalità.

Il provvedimento di scioglimento, come ampiamente sostenuto in giurisprudenza, ha natura straordinaria ed in quanto tale deve essere adottato tenuto conto dei diversi valori costituzionali che permeano il tessuto democratico dello Stato. Lo scioglimento straordinario, spesso, provoca dei periodi di stasi nell’attività degli enti locali, anziché essere un momento utile per il rinnovamento ed il ripristino della legalità. Ed in quest’ottica, tra gli altri, è il cittadino il più colpito, in quanto si vede privato del suo più prossimo baluardo di democrazia.

Il compito di plasmare e/o modificare la norma prevedendo strumenti più idonei spetta ovviamente al legislatore, e l’auspicio è che nel farlo, adotti un bilanciamento accurato tra gli interessi in gioco, avendo come punto di riferimento il principio di legalità, e tutto ciò che ne consegue, ed il principio di democraticità che caratterizza lo Stato Italiano.

Secondo Piero Calamandrei “la libertà è condizione ineliminabile della legalità; dove non vi è libertà non può esservi legalità”; riprendendo tale pensiero, è proprio nella legalità che si può estrinsecare la libertà, la libertà del cittadino di poter esercitare il suo diritto a scegliere chi lo rappresenta, la libertà del cittadino di poter essere, anche indirettamente, parte dell’essenza democratica di uno Stato.

A cura di GIANMARCO FALDUTI


[1] Si consenta il rinvio a R. Rolli, Il comune degli altri. Lo scioglimento degli organi di governo degli enti locali per infiltrazioni mafiose, Aracne Editrice, 2013, p. 129 e ss.

[2] Cfr. G. Falcone, P. Marcelli, Cose di Cosa Nostra, Milano, 1993

[3] Cfr. https://dait.interno.gov.it/documenti/decreto-fl-31-10-2023-all-a.pdf. 

[4] Cfr. R. Sciarrone, Mafie Vecchie e Mafie Nuove. Radicamento ed espansione, Roma, 2009

[5] Cfr. Art. 1 comma 1 L. n.241/1990: “L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza, secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai principi dell’ordinamento comunitario.”

[6] Cfr. Art. 97 Cost.: “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico. I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari   . Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.”

[7] Cfr. D.lgs. n. 33/2013

[8] Sui principi dell’azione amministrativa si vedano diffusamente R. CARIDÀ, Principi Costituzionali e Pubblica Amministrazione, www.consultaonline.it, 2017; S. CASSESE, Istituzioni di Diritto Amministrativo, Giuffré Editore, Milano, 2015; A. Massera, I principi generali dell’azione amministrativa, in V. Cerulli Irelli (a cura di), La disciplina generale dell’azione amministrativa, Napoli, 2006; Cfr. S. CASSESE., Imparzialità amministrativa e sindacato giurisdizionale,1973; P. Barile, Il dovere di imparzialità della pubblica amministrazione, in ID., Scritti di diritto costituzionale, Cedam, Padova, 1967; V. Caputi Jamberghi, Buon Andamento dei Pubblici Uffici e Garanzie Costituzionali degli Interessi coinvolti, www.giustamm.it, 2014; M. Nigro, Studi sulla funzione organizzatrice della pubblica amministrazione, Milano, 1966; S. Cassese, Il diritto alla buona Amministrazione, Relazione alla “Giornata sul diritto alla buona amministrazione” per il 25° anniversario della legge sul “Síndic de Greuges” della Catalogna, Barcellona,2009;  F. Manganaro, L’evoluzione del principio di trasparenza amministrativa, Scritti in memoria di Roberto Marrama, Editoriale Scientifica, Napoli, 2012;  G. ABBAMONTE, La funzione amministrativa tra riservatezza e trasparenza. Introduzione al tema, in AA.VV., L’amministrazione pubblica tra riservatezza e trasparenza. Atti del XXXV Convegno di Studi di Scienza dell’Amministrazione 1989, Milano, 1991; ID., I principi dell’azione amministrativa, R. Rolli, F. Luciani, (a cura di), Azione amministrativa e disciplina di diritto pubblico, Esi, Napoli, 2008, p. 20

[9] Cfr. Art. 143 TUEL

[10] Cfr. Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza n. 96 del 10 gennaio 2018

[11] Cfr. TAR Lazio, n. 5022/2020

[12] Si rinvia a R. Rolli, Dura lex, sed lex. Scioglimento dei Consigli comunali per infiltrazioni mafiose, interdittive prefettizie antimafia e controllo giudiziario, Istituzioni del Federalismo, 1.2022, p. 22 e ss.

[13] Cfr. TAR Lazio, n. 1433/2019

[14] Cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 1547/2011

[15] https://www.camera.it

[16] Sulla partecipazione si veda ampiamente M. Nigro, Il nodo della partecipazione, in Riv. trim. dir. e proc., 1980; A.M. Sandulli, Il procedimento amministrativo, Milano, 1940; [16] F. Benvenuti, Funzione amministrativa, procedimento, processo, in Riv. trim. dir. publ., 1952, 118 ss. e poi in Scritti giuridici, II, Milano, 2006; G. Pastori (a cura di), La procedura amministrativa, Vicenza, 1964; R. Chieppa, Mario Nigro e la disciplina del procedimento amministrativo, in Riv. trim. dir. publ,, 2010; P. Chirulli, I diritti dei partecipanti al procedimento, in M.A. Sandulli (a cura di), Codice dell’azione amministrativa, Milano 2017, 62 ss; F. Satta, Contraddittorio e partecipazione nel procedimento amministrativo, in Dir. amm., 2010; G. Tarullo, Il principio di collaborazione procedimentale. Solidarietà e correttezza nella dinamica del potere amministrativo, Torino, 2008;

[17] Cfr. Art. 97 Cost.

[18] Cfr. Art. 41 Carta dei diritti fondamentali dell’UE: “Ogni persona ha diritto a che le questioni che la riguardano siano trattate in modo imparziale ed equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni, organi e organismi dell’Unione. 2. Tale diritto comprende in particolare: a) il diritto di ogni persona di essere ascoltata prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che le rechi pregiudizio; b) il diritto di ogni persona di accedere al fascicolo che la riguarda, nel rispetto dei legittimi interessi della riservatezza e del segreto professionale e commerciale; c) l’obbligo per l’amministrazione di motivare le proprie decisioni. 3. Ogni persona ha diritto al risarcimento da parte dell’Unione dei danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell’esercizio delle loro funzioni, conformemente ai principi generali comuni agli ordinamenti degli Stati membri. 4. Ogni persona può rivolgersi alle istituzioni dell’Unione in una delle lingue dei trattati e deve ricevere una risposta nella stessa lingua.”

[19] Cfr. TAR Lazio, n. 16391/2023

[20] Si rinvia a F. Astone, F. Manganaro, R. Rolli, Legalità ed efficienza nell’amministrazione commissariata, Atti del XXIV Convegno di Copanello Montepaone, 21-22 giugno 2019, ESI, 2020; R. Rolli, Il Comune degli altri. Lo scioglimento degli organi di governo degli enti locali per infiltrazioni mafiose, cit.

[21] F.G. Scoca, Scioglimento degli Organi elettivi per condizionamento della criminalità organizzata, cit.

[22] La necessità del momento partecipativo è emersa nel procedimento di interdittiva antimafia. Una “interpretazione analogica” traslata al procedimento di scioglimento è possibile. Sul punto si veda diffusamente: R. Rolli, M. Maggiolini, Informativa antimafia e contraddittorio procedimentale, (nota a Cons. St. sez. III, 10 agosto 2020, n. 4979), in www.giustiziainsieme.it, 2020; M.A. Sandulli, Rapporti tra il giudizio sulla legittimità dell’informativa antimafia e l’istituto del controllo giudiziario, in www.giustiziainsieme.it, 2022.

[23] Si veda M. Magri, Lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali per Infiltrazioni della criminalità di tipo mafioso: Tra vecchi e nuovi dubbi di costituzionalità, 2017

[24] Cfr. Consiglio di Stato, n. 3328/2023; nonché Consiglio di Stato, n.1743/2016

[25] https://www.camera.it