di Pierluigi Mascaro

Massima: è manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 67, par. 5, del Regolamento europeo di esecuzione n. 404/2011, della Commissione, dell’8 aprile 2011, recante modalità di applicazione del Regolamento comunitario n. 1224/2009 del Consiglio che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca, sollevata in riferimento al principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 cost.

Il Giudice di pace di Mantova ha sollevato questione di legittimità costituzionale di un Regolamento europeo istituente un regime di controllo comunitario a garanzia del rispetto delle norme della politica comune della pesca, per violazione del principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost.

In particolare, al ricorrente era stato contestato dalla Capitaneria di porto di Chioggia di non aver fornito le informazioni obbligatorie concernenti numero di partita del peschereccio, data di cattura, codice alpha fao della specie, nome e numero del peschereccio di alcune specie ittiche offerte alla vendita.

La questione ruota intorno all’inciso “in qualsiasi momento” di cui all’art. 67, par. 5, del Regolamento europeo in parola, che secondo la Capitaneria di porto di Chioggia sarebbe da intendersi come “contestualità e/o immediatezza” delle informazioni da fornire, e che secondo il ricorrente sarebbero state comunque comunicate “nei tempi normalmente occorrenti”.

Il dissidio interpretativo sarebbe, a dire della Capitaneria di porto, risolto dall’art. 58, par. 5, del Regolamento comunitario n. 1224/2009 il quale, ispirato alla massima tutela della politica comune della pesca vigente nell’Unione, statuisce che le informazioni suddette debbano “accompagnare fisicamente le partite” ed essere immediatamente disponibili.

Obietta il ricorrente che tale dicitura si distacchi dal principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost., ma soprattutto principio fondamentale dell’Unione al quale, in quanto tale, deve ispirarsi il Legislatore europeo nell’esercizio della propria funzione normativa[1]: è proprio sulla base di questo assunto che il giudice a quo solleva questione di legittimità costituzionale.

A parere di chi scrive, la questione di legittimità costituzionale risulta manifestamente infondata, come poi dichiarata dalla Corte nell’ordinanza in commento, sulla base del principio in claris non fit interpretatio, nel senso che inequivoco sembra il dettato di cui al citato art. 58, par. 5, Reg. UE n. 1224/2009 (ciò per quanto concerne il criterio d’interpretazione letterale[2]).

Per quanto attiene poi alla proporzionalità del mezzo rispetto al fine perseguito, appare chiaro come il complesso delle norme eurounitarie dell’ambiente concernenti il settore dello sfruttamento delle risorse acquatiche viventi in condizioni di sostenibilità sia massimamente elevata: dunque il principio di ragionevolezza della norma in esame sembra rispettato[3].

Inoltre il giudice a quo ha errato nel sollevare questione di legittimità dinanzi alla Consulta di un atto comunitario, in quanto tale esorbitante dallo scrutinio della medesima ex art. 134 Cost[4]., il quale sarebbe spettato tuttalpiù alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, fatti salvi i casi di “violazioni di principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale o di diritti inalienabili della persona umana”[5], non occorsi nella fattispecie in esame.

In più, qualora si dovesse verificare una fattispecie del genere, definita dalla Corte “sommariamente improbabile”[6], il relativo dubbio di legittimità costituzionale dovrebbe vertere non sulla fonte comunitaria, bensì la “legge nazionale che ha autorizzato la ratifica e resi esecutivi i Trattati, per la sola parte in cui essa consente che quell’ipotesi normativa si realizzi”[7].

Dunque, come accennato sopra, il giudice rimettente avrebbe dovuto giovarsi tuttalpiù dello strumento della questione pregiudiziale d’interpretazione da proporre dinanzi alla CGUE[8].

Questa risulta purtroppo una tendenza abbastanza comune tra i giudici, che potrebbero ricevere da Lussemburgo una risposta non soddisfacente rispetto a quella ricercata a Roma[9].


[1] Cfr, sul punto, M. CLARICH, Manuale di diritto amministrativo, Bologna, 2019, 156.

[2] Si potrebbe, a tal proposito, scorgere un parallelismo con quanto dettato dall’art. 12, c. 1, delle disposizioni preliminari al codice civile per quanto concerne l’interpretazione delle leggi nazionali.

[3] Anche qui ci viene in ausilio il criterio dell’intenzione del Legislatore, contenuto all’art. 12, c. 1, cit.

[4] Cfr. C. cost., sent. n. 183/1973.

[5] C.d. “teoria dei controlimiti”, si v., a proposito, C. cost., sent. n. 269/2017.

[6] C. cost., sent. n. 232/1989.

[7] C. cost., ord. n. 24/2017; sentt. nn. 115/2018, 509/1995, 232/1989, 170/1984, 183/1973; ord. n. 536/1995.

[8] C. cost., sent. n. 170/1984.

[9] Si v., a riguardo, C. FIORAVANTI, L’ordinanza n. 106 del 2023 della Corte costituzionale: le sanzioni nella politica comune della pesca davanti allo spettro dei controlimiti, in www.rivista.eurojus.it, 03/07/2023.