Pres. Antonio Catricala’

Il tema della tutela del consumatore nei contratti di stipula di mutui ipotecari è tornato prepotentemente alla ribalta in occasione della discussione, in Parlamento, della bozza di D.lgs che recepisce la direttiva 2014/17 (la c.d Mortgage Credit Directive).1 Non si vuole in questa sede entrare nel merito del dettaglio normativo che ha maggiormente appassionato i commentatori, vale a dire l’introduzione di un patto esplicito tra le parti per dare alla banca la possibilità di vendere direttamente il bene del debitore moroso, senza la mediazione del tribunale. In via non esaustiva posso solo osservare che tale norma ha qualche pro (l’allungamento del numero delle rate di morosità rispetto a quanto previsto attualmente dal Tub in caso di ricorso al decreto ingiuntivo e di instaurazione del contenzioso giudiziario, l’estinzione totale del debito anche nel caso in cui il ricavato della vendita dell’immobile sia inferiore, e, nel caso contrario, la restituzione dell’eccedenza) e molti contro. Il maggiore dei quali è, a mio avviso, proprio la possibile esautorazione del ruolo del giudice il quale, nell’avviare la procedura giudiziaria, non si limita a valutare l’elemento della morosità ma tiene in debito conto anche i rapporti di forza contrattuale tra le parti. Aggiungo che le stesse banche, che a detta di molti si vorrebbero favorire con la norma in discussione, potrebbero non vedere di buon occhio questa soluzione: il rischio di divenire proprietarie di un enorme patrimonio immobiliare occupato da ex proprietari insolventi sarebbe infatti dietro l’angolo. E la possibilità di rivendere, in un mercato immobiliare asfittico come quello attuale, altamente remota.
Preferisco dunque concentrarmi sul vero obiettivo della direttiva europea che il nostro Paese si appresta a recepire: la futura normativa dovrà infatti avere l’effetto di rendere più competitivo e concorrenziale il mercato dei mutui immobiliari a livello europeo. Ed è appunto la leva concorrenziale l’unica vera garanzia per tutelare il consumatore.
Non si tratta di appellarsi al potere salvifico della concorrenza capace di creare benessere per il consumatore. Perché questo accada servono Autorità che combattano con rigore i cartelli tra le banche e le pratiche commerciali scorrette a danno dei risparmiatori. In Italia però questi anticorpi esistono, grazie a un’azione dell’Antitrust efficace, sorretta da un’evoluzione normativa pro-consumatore sviluppatasi nell’ultimo decennio. Il terreno dunque è ben arato per sperare che il seme della tutela del consumatore germogli anche nel campo bancario.
Tuttavia occorre fare di più per garantire la trasparenza, certamente necessaria quando si raccolgono i risparmi dei cittadini, ma ugualmente imprescindibile quando gli intermediari offrono credito. Tra gli scopi della direttiva c’è proprio quello di promuovere la sostenibilità nell’erogazione e nell’assunzione dei prestiti per garantire ai cittadini che s’indebitano un elevato livello di protezione. Un mercato dei mutui immobiliari trasparente e affidato a operatori qualificati aumenta il grado di consapevolezza di chi contrae il debito e riduce il rischio di crediti che vadano in sofferenza, finendo per rialimentare quel circuito vizioso che negli ultimi anni si è faticosamente cercato di interrompere.
Tra i punti all’attenzione del legislatore vanno ricordati, a mero titolo esemplificativo, il periodo di riflessione di sette giorni antecedente alla stipula del contratto durante il quale il consumatore potrà confrontare le offerte sul mercato e valutarne le implicazioni; le misure che dovranno essere finalizzate all’attivazione di programmi di educazione finanziaria per un’assunzione e una gestione responsabile del debito, con specifico riguardo ai contratti di credito ipotecario. Si tratta di innovazioni culturali che sono in linea con le raccomandazioni formulate dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e dal G20.
Dal lato della professionalità degli attori del mercato va ricordato l’obbligo, per i mediatori creditizi, anch’esso inserito nella direttiva, di rendere disponibili ai consumatori le informazioni generali sul contratto di credito.
E’ dunque evidente la scommessa che abbiamo davanti: garantire al consumatore tutta la conoscenza necessaria perché effettui consapevolmente e prudentemente le scelte debitorie. Scelte consapevoli alimentano la concorrenza e l’attenzione delle banche alla clientela: se un

Note:
1) Bozza ancora in discussione nel mentre si scrive questa breve nota

cittadino sarà in grado di individuare la migliore soluzione per le sue esigenze immobiliari, contribuirà a emarginare dal mercato gli intermediari meno competitivi e corretti.
L’impalcatura che si vuole costruire rischia tuttavia di essere senza fondamenta se non si coglierà l’occasione per affrontare il tema dell’abusivismo nel settore. Non possiamo ignorare che oggi, accanto agli operatori professionali, obbligati a una formazione continua e a un confronto quotidiano con l’evoluzione del mercato, coesistono soggetti privi di qualsiasi autorizzazione e sottratti a ogni controllo. Senza una seria intensificazione alla lotta contro gli abusivi la tutela del consumatore e la sua consapevolezza nell’accensione di un mutuo ipotecario saranno costantemente a rischio. Dobbiamo prendere atto con razionalità e pragmatismo che l’approccio di tipo penalistico, vigente nel nostro Paese, in base al quale è punito chiunque svolga l’attività di mediazione creditizia senza essere iscritto nei relativi elenchi, non è sufficiente. È necessario introdurre ulteriori misure: l’Organismo di vigilanza sugli agenti in attività finanziaria e sui mediatori creditizi (OAM) ha dedicato una sezione del suo sito proprio alla segnalazione di soggetti abusivi, per facilitare e incrementare le denunce da parte di chi è in regola e dei singoli consumatori. Ma non basta: occorre rendere obbligatoria l’indicazione del nominativo del soggetto che ha intermediato il credito nell’atto di stipula dell’acquisto dell’immobile e del contratto di mutuo. In quella sede dovrebbe anche essere indicata l’entità della commissione percepita dall’intermediario. Così operando, si introdurrebbe un filtro all’origine per le attività non autorizzate e, per incentivare il ricorso a soggetti autorizzati, si potrebbe prevedere, in capo al contribuente acquirente, una detrazione sull’ammontare della commissione versata se a suo carico. Si tratterebbe di un meccanismo, di facile attuazione i cui effetti positivi emergerebbero in breve tempo. Una norma così concepita potrebbe essere inserita nel D.lgs in discussione, giacché la direttiva è in buona parte di armonizzazione minima. In ogni caso deve essere chiaro al legislatore che
l’implementazione della cultura finanziaria è destinata a rimanere lettera morta fino a quando non verrà fatta terra bruciata intorno a coloro che lavorano in nero e ai confini della legalità. Occorre in fretta voltare pagina e favorire i tanti operatori onesti che rappresentano la vera garanzia per i consumatori.